Giù la maschera
“Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità ma semplice Vestigia della Vox populi, ora Vuota, ora Vana. E così ricopro la mia muta perfidia con antiche espressioni a me estranee rubate ai sacri testi e sembro un santo, quando faccio la parte del diavolo”.
Queste le parole pronunciate da “V” nel film del 2005 “V For Vendetta” di James Mc Teigue, in cui il protagonista, celando il suo viso dietro una maschera combatte contro i soprusi delle classi dirigenti britanniche in un ipotetico futuro di stampo orwelliano.
Tutto ciò ci riporta all’odierna realtà, che vede sorgere tanti V quanti sono i post pubblicati su siti internet, blog e forum. Questi personaggi si nascondono dietro nomi evocativi e denunciano disservizi, attaccano altre persone o semplicemente espongono quello che pensano sull’argomento trattato.
Con le direttive sull’anonimato e sulla privacy, internet ha contribuito in larga misura ad infoltire le fila di questo esercito di vendicatori mascherati che spesso abusano di questa concessione lasciandosi andare a commenti verbalmente violenti ed offese gratuite.
Nel suo piccolo, anche la provincia di Ragusa vanta i suoi V, tra tutti spiccano il modicano Nessunotocchitanino, blogger irriverente e psichedelico, e lo sciclitano Socrathe, una specie di celebrità nel mondo multimediale ragusano.
Operativo su vari siti locali, il super-commentatore mascherato dall’ampio e forbito vocabolario indirizza violente invettive al malcapitato di turno, fa esplodere tutto il suo dissenso sul web e spesso vomita cattiverie e sentenze gratuite attirandosi critiche e parolacce.
Quello che mi chiedo è: c’è davvero bisogno di nascondersi dietro delle maschere per esprimere le proprie opinioni?
Sì. Quando si può creare un personaggio cui mettere in bocca le proprie parole senza il rischio, sensibile, di passare dei guai allora le verità vengono fuori, la diplomazia bigotta decade e le parole toccano il vivo sentimento degli interessati e, se l’intelligenza non fosse un optional, da qui dovrebbe iniziare la costruzione di un dialogo migliore.
No. E nella maniera più assoluta. Stiamo attraversando un periodo storico-sociale molto delicato, nel quale davvero poche persone “ci mettono la faccia” in quello che fanno; pochi, molto pochi, decidono di esporsi per dire la verità e per denunciare soprusi ed ingiustizie.
C’è tanto bisogno di vedere qualcuno che rischi la propria carriera, la propria faccia per dire tutto quello in cui crede; c’è bisogno di creare dei “miti sociali” che le nuove generazioni possano prendere come esempi di comportamento e di morale.
Non personaggi pieni del proprio divismo auto generato come Beppe Grillo o Marco Travaglio che sputino sentenze da congressi e spettacoli televisivi ma uomini veri, magari con meno risalto televisivo, ma la cui azioni siano indirizzate al miglioramento della società: ci vogliono i Giovanni Falcone ed i Paolo Borsellino.
Di questo abbiamo bisogno, di queste persone ha bisogno la nostra società malata per guarire e crescere, e non di tanti fantocci multimediali che in nome di alleanze politiche e/o estrema paraculaggine critichino tutti e tutto in nome di un esasperato disfattismo.
Se questo non accade, se queste persone non si fanno avanti, se noi stessi non ci facciamo avanti lasciando l’opinione collettiva nelle mani di questi commentatori mascherati, non ci resta che far saltare in aria i municipi sulle note dell’Overture 1812 di Tchaikovsky.























Innanzitutto, bel post. E sì, ci vuole saper rischiare, identificare ad una “faccia” (nome e cognome) il coraggio delle proprie opinioni. Libero è l’utente che vuole celarsi dietro ad un nickname, ecc. (anche questo ci sta sul web), ma io ho da sempre optato (sin dal 2003, ovvero quando ho messo piede nella blogosfera) per la faccia, il nome e il cognome.
Già, proprio così. Si deve saper rischiare. Ritengo che le parole, se attribuite ad un nome e cognome veri, ad una faccia reale, acquistino più spessore ed ispirino più consapevolezza della verità in chi ascolta.