Dissenti da Berlusconi? Nessun problema: espulso!

Al di là delle valutazioni politiche, la vicenda legata alla probabile espulsione dei finiani dal PDL si presta ad essere esaminata come fenomeno di costume, specchio dell’Italia e dei nostri tempi, fedele testimone della stato di salute della nostra politica.

Un tempo, quello in cui i tanto vituperati partiti della prima repubblica dettavano legge, il dissenso veniva esaltato al punto da assumere dignità di movimento organizzato, e veniva istituzionalizzato nelle famose “correnti”.

La corrente era nient’altro che un insieme di iscritti, più o meno autorevoli, i quali dissentendo dalla maggioranza del partito, solidarizzavano tra loro, e tentando di unirsi ad altri gruppi simili, davano la scalata alla segreteria del proprio partito, con alterne fortune.

L’unico elemento comune a quelle esperienze, tipiche ad esempio della storia della Democrazia Cristiana, era la volontà di contenere comunque entro l’alveo del partito il dissenso interno, dando modo di esercitare le proprie prerogative anche alle minoranze, ma stando bene attenti che nessuno immaginasse di emigrare altrove per sentirsi ascoltato e rispettato.

Dall’avvento di Berlusconi in politica, l’ordine dei fattori è radicalmente cambiato. Il partito non esiste più come luogo di confronto, ma resta solo uno spiacevole accessorio formale per competere alle elezioni, rendendo inutili organismi e liturgie che avevano scandito la vita politica per decenni.

Ed il dissenso interno? Per quello viene introdotto, da Berlusconi in poi, un nuovo modello di soluzione: l’espulsione di chi osa pensarla in maniera diversa dal Capo.

E poco importa che chi osa dissentire argomenti in maniera convincente le sue ragioni o cerchi solo, timidamente, di riportare democrazia in movimenti che l’hanno perduta da tempo, perché il risultato sarà sempre lo stesso: espulsione!

Non si tratta di autoritarismo, e certamente non di autorevolezza, ma della costruzione di un nuovo modello culturale che alimenta un culto della personalità tipico dei paesi in cui la democrazia si indebolisce, per lasciare il passo ad un esasperato populismo.

Non è neanche la paura di perdere il primato, o di vedere intaccata la propria leadership; è semplicemente il fastidio per essere stati contraddetti, la noia di dover constatare che qualcuno può anche non essere d’accordo con le idee del capo.

Tutto questo succede ogni giorno, purtroppo, nel nostro paese in aziende, fabbriche, persino nei giornali, ma assume una nota tragica quando accade in politica.

È il chiaro ed incontrovertibile segnale che in Italia la democrazia è malata e che forse attorno al suo letto non ci sono in questo momento i medici giusti.

 

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8 Commenti a “Dissenti da Berlusconi? Nessun problema: espulso!”

  1. Michele Pivetti scrive:

    in tutta onestà mi pare un titolo semplicistico e superficiale. Qui non si tratta di dissentire sic et simpliciter, qui si stanno minando le stesse basi ed i presupposti della formazione del PdL. Sentire Granata e Bocchino per avere semplici e banali conferme. Fini ed i suoi vogliono prendersi in mano il partito e questo è un dato di fatto. Le porte in uscita sono sempre aperte. Il dibattito interno è vitale ma fino a quando resta tra le 4 mura dei palazzi, quando questo è esposto al pubblico ludibrio diventa cortile di bassa lega…proprio come Fini ed i suoi scagnozzi stanno facendo ultimamente.

    Questo articolo sembra scritto da Granata in persona…..la necessità poi di firmarsi come uno che raccontava favole poi….la dice lunga.
    Spiace leggere su BlogSicilia articoli di questa fattura…..ma pazienza….uno scivolone può capitare a tutti

  2. fedro scrive:

    Caro Pivetti,
    certamente non le sfuggirà che Fedro raccontando favole tracciava il ritratto dei suoi tempi,i vizi e le virtù della sua società. Fedro tenta di copiarne l’ispirazione, anche se raccontare favole oggi è difficile, specie analizzando la politica, perchè spesso, anzi troppo spesso, la realtà supera ogni fantasia.
    Mi dispiace deluderLa, ma stavolta i finiani o granata non c’entrano nulla, perchè la stessa analisi forse, con altre fattispecie, potrebbe essere rivolta a loro.
    Il punto è che sono saltate le regole del gioco, la legge del capo è l’unica valida ed in virtù di questa legge, le più alte cariche dello stato o i ministri si sentono di difendere ed assolvere anche l’indifendibile e l’inassolvibile.
    Forse una maggiore capacità di autocritica farebbe bene alla politica ed ai politici.
    Alla prossima favola….

  3. Michele Pivetti scrive:

    Caro Fedro,
    la sua è una opinione rispettabile, assolutamente legittima ed assolutamente incondivisibile, almeno per parte mia.

    ….senz’altro, alla prossima favola….

  4. @Michele Pivetti:
    Io ricordo il Sig. Granata assessore ai Beni Culturali in Sicilia per qualche anno, fece un ottimo lavoro ed una ottima impressione. Ne ho sentito parlare tante volte benissimo.
    Non ho mai avuto occasione di votarlo (e personalmente sono su posizioni ben più liberali), ma tra i politici siciliani della sua generazione di qualsiasi colore politico è certamente il più promettente.

  5. Michele Pivetti scrive:

    aaa certo per promettere…promette, non c’è dubbio…

  6. bonazzi scrive:

    anche qui il ventriloquo Pivetti? il difensore delle cause perse?
    ma mi faccia il piacere…….

  7. mario scrive:

    Fini e il suo seguito provengono da una esperienza che è stata minoranza in Italia per decenni e addirittura dal di fuori dell”Arco costituzionale”. Sono stati sdoganati da Berlusconi e C. e sono entrati nelle stanze del potere. Sicuramente per questo gli ex Aennini hanno degli obblighi nei confronti del Berlusca. Questo non può significare la svendita, non dei propri ideali ma del proprio elettorato che in essi ha creduto quando denunciavano le tresche del potere democristiano e si proclamavano duri e puri al seguito del Di Pietro P.M. nella stagione di tangentopoli. Oggi che tangentopoli è più viva che mai, che nei ministeri entrano mignotte, coca, pregiudicati, mafiosi conclamati, stelline e si potrebbe continuare all’infinito, Fini può continuare a svendere la propria identità e la sua credibilità per una gratitudine da sdoganamento che non può durare in eterno. Granata, che reputo persona seria e coerente, non si è prostituito al Berlusca, sta difendendo le sue origini, rischiando del proprio in quanto nella sua attuale posizine nessuno gli può garantire la nomina a deputato nella prossima competizione elettorale.

  8. bonazzi scrive:

    dimenticavo; complimenti ha scelto la foto! E’ meravigliosa……

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